Scrittice

VERITA' SPECULARI

GIA' FINALISTA AL FESTIVAL BOOK DI MODENA EDIZIONE 2017

PROLOGO

Le ombre della sera stavano lentamente oscurando le ultime luci del giorno.

Il cielo era un meraviglioso insieme di ombre e luci. Le nubi disegnavano sinistre montagne grigie, oltre le quali, si intravedeva ancora un leggero chiarore, illuminato ad intermittenza, da guizzi incandescenti.

Il pontile era deserto, solo una ragazza camminava, con passo lento e stanco, verso il mare aperto.

Il suo incedere era incurante dell’aria fredda e del vento che incessantemente scompigliava i suoi lunghi capelli; il suo corpo sottile era avvolto in un impermeabile annodato in vita e teneva, quasi con ostinazione, le mani sprofondate nelle tasche; il suo sguardo era perso oltre la linea immaginaria dell’orizzonte.

Il rumore delle onde che si infrangevano sulla battigia era assordante e il risucchio del mare disperdeva nell’aria una miriade di piccole gocce, simili a diamanti di sale.

I suoi pensieri fluttuavano nella disperata ricerca di ricordi di una vita, i suoi occhi vagavano, nel buio circostante, per trovare uno spiraglio di speranza capace di sopire l’angosciosa certezza di perdersi per sempre in un mondo che non le apparteneva.

Le sua mano sprofondata nella tasca dell’impermeabile, incontrò un piccolo oggetto... l’istinto e la curiosità, sciolsero i muscoli della sua mano che quasi accarezzò l’intruso...cos’era quel piccolo oggetto aguzzo?

Si fermò e fu travolta ed avvolta dal vento e dall’acqua, incurante di tutto ciò che la circondava, quasi non facesse parte del suo mondo, Marianna guardò l’oggetto… fece molta fatica, il buio era quasi completo. Era un piccolo cornetto di corallo rosso, un piccolo monile portafortuna… non lo riconobbe… non ricordava di averne mai posseduto uno. Non sapeva di chi fosse, da dove provenisse e perché fosse nella tasca del suo impermeabile. L’interesse di un momento lasciò nuovamente il posto all’inerzia e la sua mano si liberò del piccolo oggetto che precipitò nuovamente nella tasca; istintivamente contrasse i muscoli e la mano si richiuse a pugno, tutto il suo essere era proteso a combattere un nemico invisibile che le stava stravolgendo la vita.

I suoi piedi ripresero il cammino, aveva ancora solo una decina di metri di pontile, poi i suoi passi sarebbero caduti nel vuoto...La sua mente le propose la solita domanda angosciante...

...Andare avanti ed addormentarsi dolcemente?

... Abbandonare al vento una vita che non conosceva e non le apparteneva?

... O combattere per riappropriarsi della sua realtà?

Una pallida speranza fece capolino nel cuore di Marianna, “e se provassi di nuovo a capire ed a decidere dove finisce la mia realtà e dove comincia la fantasia? Forse, potrei continuare a credere in qualcosa”, ma la sua mente si popolò nuovamente di immagini che non conosceva ma delle quali manteneva memoria e, riemerse in lei, la paura per un futuro incerto e confuso.

I suoi occhi si riempirono di lacrime amare e fu sopraffatta da un violento sentimento di rabbia incompresa che le fece desiderare solo di non esistere …

Tre lunghi anni durante i quali aveva cercato di combattere contro sensazioni non sue, contro percezioni che l’annientavano e che non le appartenevano. Tre anni vissuti in due diverse realtà parallele, delle quali conservava i ricordi e le emozioni ma, se per una di queste aveva la piena consapevolezza di appartenerle da sempre, per l’altra aveva la netta sensazione che non facesse, e non avesse mai fatto parte, né della sua storia né di quello che lei oggi era. La domanda che accelerava i battiti del suo cuore e che le procurava un crescente senso di disagio era.

...come era possibile vivere emozionalmente sensazioni e ricordi che sapeva di non aver vissuto?

..perché il pensiero di uno sconosciuto le procurava un brivido di puro piacere?

Solo il vento raccolse il suo silenzioso urlo di dolore “Perché?”

Ricercò l’inizio del tutto… era lontano nel tempo ma la sua mente le restituì le immagini dell’incidente,…la macchina che sbandava, il dolore dell’impatto, poi solo il buio e il silenzio. Quel maledetto incidente aveva spinto Marianna oltre la porta del nulla... un nulla che l’aveva risucchiata in un vortice che aveva annientato la sua anima e ogni sua certezza…, una furia contro la quale aveva combattuto con tutte le sue forze, ma il terrore aveva prevalso sulla volontà e l’aveva spinta ad oltrepassare la linea di confine oltre la quale non esiste più la differenza tra realtà e fantasia e tra ciò che è vero e ciò che è falso.